La verità è che non esiste un essere umano più antropologicamente juventino di Mourinho, e non lo dico soltanto perché l'allenatore portoghese è autore di indimenticabili brocardi da scolpire nel marmo degli edifici pubblici come quello che, indirizzato ai suoi indossatori di scudetti altrui, recita: 'Il primo scudetto lo avete vinto in segreteria, il secondo perché non c'era nessuno, il terzo all'ultimo minuto.
Intanto, non sono precisamente d'accordo con la tesi mourinhana sulle cosiddette vittorie degli indossatori: per me il terzo scudetto, così come questo quarto che la squadra petrol-chic si è aggiudicata prima ancora di cominciare, sono arrivati soltanto grazie alla circonvenzione di incapace, a essere buoni, con cui è stato soffiato alla nuova Juventus il più devastante calciatore del mondo, ovvero Zlatan Ibrahimovic.
Se grattate a fondo, sotto la certezza di chi la pensa così, di chi non capisce la grandezza di Mourinho, si scopre sempre uno di quelli convinti che il calcio sia spettacolo, che si batte per la moviola in campo, che fantastica con formazioni da figurine Panini, che parla di diagonali e ripartenze e non si capisce bene per quale motivo vuole sempre dare respiro alla manovra.
Mourinho vince intanto perché in Italia non ha avversari, ma la sua filosofia di gioco è simile a quella di Capello, cioè punta a mettere in campo una squadra che 'fa cagare sotto gli avversari' (copyright del filosofo italo-argentino Mauro German Camoranesi ai tempi in cui Juventus-Inter era ancora una partita di calcio, sebbene senza storia).
Fonte: http://www.ilfoglio.it/soloqui/1954